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Leggende sulla nascita delle isole di Cherso e Lussino

 

          Le leggende vivono nel popolo e col popolo per molto tempo e raccontano del passato, degli eventi e eroi legati con le altre leggende e storie, per le cui non si sa se hanno avuto davvero luogo.

 

          La fondazione delle Isole quarnerine risale a tempi remotissimi negli anni 25 000 avanti Cristo. Le isole di Cherso e Lussino erano nell'antichità un'unica isola e costituivano con le altre isole più piccole un arcipelago denominato Apsyrtides. Si suppone che all'epoca romana sia stato scavato il canale vicino all'odierna città di Ossero dividendo così l'isola in due parti, Cherso e Lussino. Le Isole Apsyrtides hanno preso il nome da Apsirto,  figlio del re Eeta di Colchilde. Così inizia una delle stravecchie leggende sulla fondazione dell'arcipelago Cherso-Lussino. Si tratta della storia degli Argonauti greci alla riconquista del vello d'oro che narra:

 

          Il re Eeta di Colchilde possedeva un vello d'oro. Il coraggioso ragazzo Giasone, con astuzia e grazie all'aiuto della figlia del re, maga Medea, innamorata pazzamente di lui, ha rubato il vello d'oro, fuggendo con la nave Argo assieme ai suoi compagni ArgonautiApsirto, figlio del re, ha perseguito con la sua nave i rapitori, raggiungendoli finalmente dopo un lungo viaggio. Medea ha lusinghato il fratello per entrare in trattative e Giasone l'ha ucciso di nascosto. Allora Medea ha tagliato il cadavere di Apsirto e ha gettato le sue membra in mare. Dal corpo di Apsirto sono nate le isole di Apsirto Apsyrtides. Secondo la stravecchia leggenda così si sono formate le isole di Cherso e Lussino e tutto l'arcipelago d'intorno.

 

          Secondo un'altra leggenda e anche secondo la leggenda greca degli Argonauti, Apsirto,  fratello di Medea, arriva sull'isola di Cherso cercando la sorella. Qui la sua nave viene affondata da una tempesta e allora lui insieme ai suoi compagni decide di fondare sullo stretto la città di Apsirto, la odierna Ossero.

 

          La terza leggenda narra del re Apsirto, la cui sorella Medea regnava in un paese grande ma non molto prospero, situato lontano attraverso il mare. Medea era malvagia e invidiava la ricchezza e la gloria del fratello. Pianificava continuamente come impadronirsi della sua terra. Il suo consigliere le ha proposto di fare un inganno per catturarlo e ucciderlo. Hanno fatto proprio come avevano premeditato. Un giorno la regina Medea si è presentata a Ossero su una grande galea riccamente arredata, che tutta risplendeva d'oro e pietre preziose. Gli abitanti di Ossero sono venuti sulla riva per ammirare la bellezza della nave mai vista prima. Solo Apsirto è rimasto nel suo palazzo poiché non sapeva a chi apparteneva la galea. Dalla galea sono scesi i cortigiani in vestiti sontuosi e, portando i regali, sono andati sulla corte per invitare il re alla grande festa che la regina Medea avrebbe allestito sulla nave. Rimasto sorpreso dell'inaspettato arrivo della sorella, Apsirto ha accettato l'invito, non volendo offenderla. Si è seduto ad una tavola riccamente apparecchiata e per disgrazia ha svuotato un calice di vino avvelenato. In seguito i militari di Medea hanno invaso Ossero, hanno derubato la città e distrutto le sue mura.

 

          Tutto il racconto si riferisce storicamente all'invasione brigantesca dei Saraceni su queste nostre isole.

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